ho traslocato su noblogs, un luogo che si prende un po' di grafica e sbrillucchichii, ma mi restituisce la paternità delle mie opere inutili.
Con il tempo imparerò a rendere graficamente accettabile anche questa nuova casa.
Baci a tutti quelli che mi hanno seguito senza ridere di me alle mie spalle.
A tutti gli altri, ridete che fa bene.
Cercatemi a www.lapiccoladelirio.noblogs.org, e se lasciate un commento, giuli vi darà sempre un bacino.
Piccola Delirio
discarica di cose viste, incubi, umido, cose immaginate, elettrodomestici, pensieri, plastica, acciao, alluminio, vetro.
martedì 27 dicembre 2011
venerdì 23 dicembre 2011
cinque euro
se
un'ora
cinque euro
una vita
quanto vale?
assassinati
da assassini in regola
morire
è sempre uguale.
un'ora
cinque euro
una vita
quanto vale?
assassinati
da assassini in regola
morire
è sempre uguale.
domenica 20 novembre 2011
il buffo limite
imparare cinque lingue
e non usarne
nessuna
per dire
ti amo
è il buffo limite
di questa gente
così uguale a me
che dice solo
io sto bene
qui
con te
e che rivendica
pretende
insegue
tutto quello
che già c'è
e non usarne
nessuna
per dire
ti amo
è il buffo limite
di questa gente
così uguale a me
che dice solo
io sto bene
qui
con te
e che rivendica
pretende
insegue
tutto quello
che già c'è
domenica 13 novembre 2011
la caduta
la condizione di equilibrio
chimico
ha in sé l'inesorabile
effetto della stasi
meglio bruciare
che restare uguali
nel tempo
non scendo
a patti di
stabilità
a questo
preferisco
il rischio
la caduta
chimico
ha in sé l'inesorabile
effetto della stasi
meglio bruciare
che restare uguali
nel tempo
non scendo
a patti di
stabilità
a questo
preferisco
il rischio
la caduta
lunedì 17 ottobre 2011
è che io voglio dire il nome delle cose
a nord di qui lo zaino a righe nero
è stato tutti i giorni casa mia
svuotarlo è stato il mio solo partire
ora ne ho una tremenda nostalgia
vorrei guardare
la città negli occhi
e dirle
è stato bello ma non ti amo più
ma come fai?
con questo mare e queste strade
come fai?
tornando a casa
facevamo il gioco
di pensare ad una cosa
e indovinarla
senza dirne il nome
una volta mi distrassi
-la luna-
dissi
e persi.
E' che io voglio dire il nome delle cose
e invece qui si gioca sempre a questo gioco
e non ho cinque anni
ormai
mi dà la nausea
il simbolo
e a forza di metafore
mi fanno schifo pure le poesie
perché sono vestite
troppo uguali
a un certo tipo di bugie
rivoglio il nome esatto delle cose
se mi conosci un poco
già lo sai
non vado su di giri
di parole
quasi mai.
è stato tutti i giorni casa mia
svuotarlo è stato il mio solo partire
ora ne ho una tremenda nostalgia
vorrei guardare
la città negli occhi
e dirle
è stato bello ma non ti amo più
ma come fai?
con questo mare e queste strade
come fai?
tornando a casa
facevamo il gioco
di pensare ad una cosa
e indovinarla
senza dirne il nome
una volta mi distrassi
-la luna-
dissi
e persi.
E' che io voglio dire il nome delle cose
e invece qui si gioca sempre a questo gioco
e non ho cinque anni
ormai
mi dà la nausea
il simbolo
e a forza di metafore
mi fanno schifo pure le poesie
perché sono vestite
troppo uguali
a un certo tipo di bugie
rivoglio il nome esatto delle cose
se mi conosci un poco
già lo sai
non vado su di giri
di parole
quasi mai.
sabato 17 settembre 2011
autoritratto (villa Pamphili)
chi sa
se avrò di nuovo nostalgia
di voi
adesso no
ho nostalgia di ovunque
non voglio più chiamare casa un luogo più di un altro
mi basta parlare dicendo
le stesse cose che penso,
mi sento a casa
mi sento a casa nei miei sandali
nella mia grafia da medico
dicevi da maschio
mi sento a casa nelle mie tasche
dove manca sempre
qualcosa
e trovo sempre
una sorpresa
mi sento a casa
qui
anche se prima c'era un grande scivolo
qui
e non c'è più
tra il silenzio fresco
il rumore
dei tosaerba
la mattina presto
c'erano tre altalene
una era rotta
ora ci sono
tre buchi nel prato
e foto sfocate
e cose finite
le altalene riposano in pace
che importa?
sto a piedi scalzi
sul mondo
mi basta
se avrò di nuovo nostalgia
di voi
adesso no
ho nostalgia di ovunque
non voglio più chiamare casa un luogo più di un altro
mi basta parlare dicendo
le stesse cose che penso,
mi sento a casa
mi sento a casa nei miei sandali
nella mia grafia da medico
dicevi da maschio
mi sento a casa nelle mie tasche
dove manca sempre
qualcosa
e trovo sempre
una sorpresa
mi sento a casa
qui
anche se prima c'era un grande scivolo
qui
e non c'è più
tra il silenzio fresco
il rumore
dei tosaerba
la mattina presto
c'erano tre altalene
una era rotta
ora ci sono
tre buchi nel prato
e foto sfocate
e cose finite
le altalene riposano in pace
che importa?
sto a piedi scalzi
sul mondo
mi basta
martedì 6 settembre 2011
alla mia strada e al mondo
soltanto alla mia strada posso dire -ti appartengo-
alla mia strada, e dopo solo al mondo però sono altri i luoghidove sono stata vivai metri d'aria tra una roccia e il marei metri d'acqua in cui non sei sicuroche riuscirai di nuovoa respirareper pochi istanti due tre quattro letti sfondati tutti sotto il peso di un tiamo d'ordinanzascomodi al primo seibellissimadi circostanzaper primo forse un lungo corridoio, -sorpresa-ci si può davvero correre entrare per la prima voltanella nuova scuola,la voce mai sentita del verbo decidere-anche se acerba- mi suonava così dolcegli amici dentro, fuori i professorii loro sguardi obliquiil giorno in cui ho scopertoanche senza volerloanche se tardi, però veramenteche se si sta sul mondosi sta da un parte, sempre.
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